'Cipollineo' di Lavinia Prota

Lavinia Prota costruisce il proprio universo visivo a partire da una tensione costante tra rovina e permanenza, movimento e sospensione. Nata a Napoli nel 1990, si forma attraverso gli studi di Storia dell’Arte tra Napoli, la Sorbonne Universitye Salerno, sviluppando parallelamente una ricerca fotografica autodidatta nutrita dall’attraversamento di spazi marginali, superfici consumate e architetture attraversate dal tempo.

Le sue prime osservazioni prendono forma tra le chiese napoletane, nei muschi, nelle muffe e nelle stratificazioni organiche che emergono dalle rovine urbane. Da lì il suo sguardo continua a muoversi attraverso l’Europa — in particolare nel sud della Francia, in Belgio e in Svizzera — seguendo tracce minime, tensioni formali e relazioni invisibili tra materia, luce e trasformazione.

La fotografia di Lavinia Prota si sviluppa come una ricerca sull’equilibrio: una condizione fragile e dinamica che attraversa forme vegetali, corpi, architetture, linee zoomorfe e oggetti quotidiani. Le immagini sembrano intercettare un movimento nel momento esatto in cui tende a dissolversi, trattenendolo in una dimensione sospesa, quasi scultorea.

Ogni elemento viene osservato come parte di una costruzione silenziosa, regolata da tensioni interne e corrispondenze profonde. Il gesto fotografico non documenta semplicemente il reale, ma lo rallenta, lo cristallizza e lo conduce verso una forma di permanenza classica, dove il tempo appare temporaneamente trattenuto.

Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive tra Napoli, Millau e Zurigo. Il suo lavoro continua a svilupparsi come un’indagine poetica sulla materia e sulle strutture invisibili che tengono insieme il mondo sensibile.